Indagine di Report sugli affari dell’Eni

18 Dic 2012 | Di | Categoria: Opinioni

La giornalista Milena Gabanelli, conduttrice di Report

«Buonasera. Va spesso a finire così: che quelli che parlano sono poi quelli che se ne vanno. Allora, lo diciamo subito: la dirigenza Eni, non ha accettato un confronto critico. La puntata è dedicata alle gestione Scaroni e l’amministratore delegato Scaroni ha detto “partecipo solo se fate un talk in diretta”; come dire: “l’ultima parola è la mia”».
A esordire senza peli sulla lingua è Milena Gabanelli, 56 anni, ex inviata di guerra, firma di punta del giornalismo d’inchiesta italiano, non soltanto televisivo. I reportage suoi e dei suoi collaboratori sono accurati, approfonditi, senza timori reverenziali, nella migliore tradizione del giornalismo anglosassone, quello che ha portato Nixon a dimettersi e Clinton a chiedere scusa al Paese (solo per citare gli esempi più noti). Ogni inchiesta di Report, il programma che la Gabanelli cura per Rai 3 dal 1997, è una lezione per chi aspira a svolgere al meglio il mestiere dell’informazione.
La Rai ha tentato più volte di azzopparla, ritardando il rinnovo del suo contratto o di quelli della sua redazione, minacciandola di lasciarla senza assistenza legale, negandole la dovizia di mezzi concessa a giochini e varietà destinati al pubblico meno attento ed esigente. E’ stata querelata decine di volte dai potenti, ma anche gli studi legali più prestigiosi ed agguerriti non l’hanno spuntata: lei e la sua squadra vincono, in nome delle verità raccontate e dello scrupolo professionale.
Quando due anni fa le chiesero con quante querele dovesse fare i conti, rispose serafica: «Una quarantina. Quelle che si sono chiuse le abbiamo vinte tutte. Tranne una. E’ una causa piccolina, ma il nostro avvocato ha ritenuto che il giudice non avesse letto bene le carte. Ed abbiamo fatto ricorso».

Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni spa

Paolo Scaroni, 66 anni, dal 2005 è l’amministratore delegato dell’Eni, l’Ente Nazionale Idrocarburi creato da Enrico Mattei, la più grande e strategica impresa italiana, con un fatturato annuo di 100 miliardi di euro, 79.000 dipendenti, operante in 85 Paesi nel settore dell’energia. Secondo la classifica delle aziende stilata dalla rivista Fortune, è la 17esima nel mondo ed è una delle prime 10 compagnie petrolifere internazionali.
Chi ha buona memoria ricorderà che la cosiddetta “prima repubblica” si sbriciolò a causa delle tangenti Enimont. Nel 1992, proprio durante il periodo di Mani Pulite, secondo Wikipedia (cliccare qui per consultare la pagina), Scaroni finì in manette e nel 1996 patteggiò una pena ad 1 anno e 4 mesi di carcere per tangenti di svariate centinaia di milioni di lire, versate al Partito Socialista Italiano per ottenere l’assegnazione di appalti all’Enel, azienda allora guidata dallo stesso manager.

Ovviamente, la puntata di “Report” andata in onda il 16 dicembre non si è limitata a ripercorrere la storia dell’Eni e del suo amministratore delegato, ma ha scavato negli affari dell’azienda, nelle sue spese, negli intrecci che portano l’Italia ad essere uno dei Paesi europei dove l’energia ha il costo più alto, con prezzi che mettono in difficoltà non soltanto i bilanci familiari, ma anche le multinazionali straniere che spesso rinunciano ad investire nella penisola.

Perché in tv nessuno ne parla? Perché sulla stampa le inchieste che riguardano l’Eni sono poche, considerati il fatturato e la rilevanza dell’azienda? Forse, una delle ragioni sta nella generosità del budget che la società destina ogni anno alla comunicazione: 202 milioni di euro, pari a quasi 400 miliardi delle vecchie lire. Forse, un altro motivo potrebbe risiedere nei compensi corrisposti a noti giornalisti per curare e firmare riviste aziendali, come “Oil”. Fra i nomi citati che più hanno colpito i telespettatori, figurano quelli di Lucia Annunziata, Federico Rampini, Carlo Rossella, Giuseppe Turani e Antonio Galdo.

«Un giornalista può scrivere di Eni in piena indipendenza se lavora per Eni?» è la domanda che è stata posta ai telespettatori durante la trasmissione. Dunque, nessuna complicità corporativa, nessuna remora: la Gabanelli va dritta per la sua strada e c’è solo da sperare che chi la segue si renda pienamente conto del suo coraggio, della sua determinazione, della sua indipendenza.

Se ci si collega al sito di “Report“, gli interrogativi sono ancora più inquietanti:
“Quanto ha pesato sui risultati dell’Eni l’amicizia fra Berlusconi e Putin? E qual è stato il ruolo di Antonio Fallico e Marcello Dell’Utri negli affari sugli idrocarburi? Il nostro paese consuma 78 miliardi di metri cubi di gas all’anno, 20 dei quali ci arrivano dalla Russia. E ci costano molto. Tra i principali imputati, i contratti di lungo termine con la Russia, i cosiddetti take or pay. Il 10 ottobre scorso Paolo Scaroni ha comunicato al Senato che il take or pay, la clausola per cui prenoti il gas ma se non lo ritiri lo paghi lo stesso, costa all’Eni 1,5 miliardi di euro ed ha proposto che parte di questa cifra gravi sui conti dello Stato”.

Chi avesse perso la puntata del 16 dicembre 2012, intitolata “Ritardi con Eni”, può cliccare il link sottostante che consente di collegarsi al sito della Rai e di vedere il video integrale. Inoltre, più sotto, viene riportata la trascrizione dei servizi andati in onda, messi a disposizione sul sito del programma (cliccare qui per collegarsi al sito di Report).

» Cliccare qui per vedere la puntata di Report del 16 dicembre 2012, dedicata all’Eni.

 

TRASCRIZIONE DEI SERVIZI ANDATI IN ONDA DURANTE LA PUNTATA DEL 16 DICEMBRE 2012 DI “REPORT”.

Servizio di Paolo Mondani, in collaborazione con Giorgio Fornoni

Paolo Mondani fuori campo
Eni fa petrolio, gas ed energia. Lavora in 85 paesi, ha 79mila dipendenti, 100 miliardi di euro il fatturato annuo. Prima impresa italiana, tra le prime dieci compagnie petrolifere del mondo, 17esima nella classifica delle aziende di Fortune. Con lei i giganti di Shell, Exxon, British Petroleum, Chevron, Total e Gazprom: aziende che comandano i governi, quando non sono addirittura i governanti a farne parte. Paolo Scaroni arriva nel 2005 ormai al terzo mandato come amministratore delegato. Che dati ha ottenuto all’Eni?

Alfonso Scarano, analista indipendente
Se facciamo una comparazione grafica: la linea gialla è l’andamento del titolo Eni, in comparazione con la linea azzurra che è un paniere di titoli di aziende comparabili ad Eni. Si vede molto chiaramente che nel periodo degli ultimi 6-7 anni, proprio la biforcazione e la separatezza tra l’andamento del titolo del gruppo dei comparable rispetto al titolo Eni. Se però stringiamo nell’ultimo periodo la visione, il titolo Eni, nell’ultimo anno – anno e mezzo, ha recuperato, però è insufficiente per colmare la distanza che si è creata.

Paolo Mondani
Alla fine del 2011, l’Eni fa la grande scoperta del gas in Mozambico e per tutto il 2012, il titolo risale. Tutto bene ora?

Stuart Joyner, analista Banca Investec
La scoperta è positiva, ma sarà difficile monetizzarla: ci vorranno tra i 15 e i 40 miliardi di dollari di investimento. Ne parleremo nel 2020: sono troppi i rischi che oggi non possiamo prevedere.

Paolo Mondani fuori campo
L’estate scorsa Eni fa lo scontone sul prezzo della benzina e a Conegliano, i gestori protestano.

Emanuele Zamuner, gestore Eni
L’Eni lo ha fatto, secondo me che sono un gestore, perché pensava che gli altri continuassero a dormire, invece gli altri si son svegliati più arrabbiati dell’Eni. E arrabbiandosi, addirittura, son riusciti a fare uno sconto maggiore; devo dire che l’Eni, essendo il leader in Italia, può andare ancora sopra quello sconto là. Però non lo fa e questo mi dispiace per il consumatore.

Paolo Mondani fuori campo
L’ultimo stipendio annuale, di Vittorio Mincato, amministratore delegato di Eni fino a metà 2005, è stato di 2 milioni e 166mila euro. Appena arriva, lo stipendio di Paolo Scaroni, comincia a salire e nel 2011 è già a 4 milioni e 884mila euro. I suoi pari grado nelle majors del petrolio, tutte completamente private, guadagnano di più, tranne che in Total, dove Christophe De Margerie nel 2011, prende 3 milioni e 88mila euro. Total è più grande di Eni ed è partecipata dallo Stato francese. Ma anche Eni lo è.

Mauro Meggiolaro, Fondazione Banca Etica, Rivista Valori
Eni ha alle spalle in modo consistente, lo Stato italiano, mentre altri manager che ottengono delle remunerazioni anche più elevate, molto spesso, si confrontano direttamente con i mercati e governano società che sono controllate esclusivamente dai mercati. La cosa è molto diversa.

Paolo Mondani fuori campo
Fino al ’95 Eni rimane un’azienda pubblica e dopo la privatizzazione, lo Stato partecipa con il 30%. In pratica, se le cose vanno male anche noi ne paghiamo le conseguenze. Con l’arrivo di Scaroni l’Eni cambia pelle: 300 dirigenti vengono sostituiti con forze interne e altri 60 assunti dall’esterno.

Gaetano Colucci, ex capo relazioni istituzionali Eni
Vidi andare via uno dietro l’altro il Direttore del personale, il Capo degli Affari Legali, il Direttore della Comunicazione e dei Rapporti Istituzionali, il Direttore dell’HSE, il Direttore Tecnico, i direttori generali delle divisioni. Ogni settimana andava via qualcuno. Sicuramente ha fatto perdere molta dell’esperienza, della capacità e della conoscenza storica dei fatti.

Andrea Greco, giornalista La Repubblica
Però Scaroni ha fatto di più: ha scelto anche di non motivare e, di fatto, ha costretto ad allontanarsi manager ancora giovani come Cao e Maugeri, che secondo alcuni erano anche dei potenziali amministratori delegati del futuro e che se ne sono andati.

Paolo Mondani
Quando arriva Scaroni, dopo 23 anni trascorsi in Eni, lei se ne va. Perché?

Gaetano Colucci, ex capo relazioni istituzionali Eni
Me ne sono andato perché non riuscivo più a fare il lavoro come facevo precedentemente, coniugando gli interessi dell’azienda con quelli del paese.

Paolo Mondani
Rimpianti?

Gaetano Colucci, ex capo relazioni istituzionali Eni
Quello di non essermene andato prima.

Milena Gabanelli in studio
Buonasera. Va spesso a finire così: che quelli che parlano sono poi quelli che se ne vanno. Allora, lo diciamo subito: la dirigenza Eni, non ha accettato un confronto critico. La puntata è dedicata alle gestione Scaroni e l’amministratore delegato Scaroni ha detto partecipo solo se fate un talk in diretta; come dire: “l’ultima parola è la mia”. Ora: in tutto il mondo le inchieste giornalistiche, si costruiscono con mesi di lavoro con testimonianze, confronti, verifiche. Ed è un vero peccato che non ci sia. Ora, perché parliamo di Eni? Perché Eni è la nostra grande azienda strategica, perché quando le cose non vanno bene siamo noi a pagare, perché la “prima repubblica” è caduta sotto il peso delle tangenti Enimont e dopo 20 anni siamo da capo con Algeria, Nigeria, Iraq, Kuwait, Kazakistan. Parliamo di decine se non centinaia di milioni di dollari, che ricadono sull’intero sistema. Quindi è un dovere tenere sempre un faro acceso. Poi ci sono i rapporti con la Russia per l’approvvigionamento energetico. I rapporti personali invece Berlusconi-Putin hanno influito o condizionato il nostro approvvigionamento? Di sicuro è che Eni è la storia del paese e all’inizio si chiamava “Supercortemaggiore” e correva in giro per il mondo per procurare energia all’Italia al minor prezzo per farla crescere. Oggi siamo il Paese che la paga più cara. Sono cambiate le persone ed è cambiato il mondo. Paolo Mondani con la collaborazione di Giorgio Fornoni.

Paolo Mondani fuori campo
Il sorpasso esce nell’estate del ’62. Pochi mesi dopo, il 27 ottobre muore Enrico Mattei precipitando con il suo aereo sabotato da una carica di esplosivo. Mattei è il fondatore dell’Eni, l’uomo della ricostruzione del paese nel dopoguerra: compra petrolio e gas dall’Unione Sovietica e dall’Iran e trova metano nella pianura padana.

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Io Mattei l’ho conosciuto e soprattutto ho lavorato tanti anni all’Eni nello spirito e nella filosofia di Mattei e quindi la nostra era una missione, cioè liberare l’Italia dalle dipendenze di energia e dare all’Italia il costo dell’energia più basso possibile.

Paolo Mondani fuori campo
Cinquant’anni dopo la morte un programma Rai ricorda il grande Mattei e ne proclama uno nuovo.

Aldo Cazzullo, da Fratelli d’Italia del 04/10/2011
Alla guida dell’Eni c’è un uomo che è un po’ come Mattei: non ama farsi pilotare dalla politica, a volte magari cerca anche di pilotarla.

Annalisa Bruchi, da Fratelli d’Italia del 04/10/2011
Buona sera Dott. Paolo Scaroni noi stasera siamo molto felici di ospitare a “Fratelli D’Italia” l’amministratore delegato di Eni. I distributori Agip diventano molto importanti per Mattei: lui, copiando un po’ il modello americano, crea delle vere e proprie aree di sosta, addirittura di sorpresa, in incognito lui andava a controllare l’accoglienza del personale e tutto quanto. Ci risulta però che anche lei faccia la stessa cosa.

Paolo Scaroni, da Fratelli d’Italia del 04/10/2011
Devo dire la verità non c’è come l’occhio del padrone che ingrassa il cavallo. Quando devo far benzina mi fermo naturalmente a una delle nostre stazioni di servizio e già che ci sono, vado a vedere se i bagni sono in ordine, se i nostri prodotti sono ben esposti.

Annalisa Bruchi, da Fratelli d’Italia del 04/10/2011
Piccolo ricordo.

Paolo Scaroni, da Fratelli d’Italia del 04/10/2011
Oh, grazie.

Paolo Mondani
Lei che ha conosciuto personalmente Enrico Mattei, può dire che Paolo Scaroni sia una sorta di nuovo Mattei per l’Italia?

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Mah, mi sembra un po’ avventata. Mattei era un idealista, un ascetico, tant’è vero che non aveva neppure una casa a Roma, viveva in albergo. E tutto ciò che prendeva dall’Eni lo regalava a un convento di suore di Matelica e viveva soltanto coi proventi di una piccola fabbrica di cera per scarpe vicino a Milano. Oggi Scaroni è uno dei tanti manager internazionali come potrebbero esserci alla Exxon, alla Shell, alla Total, che viaggia – almeno scrivono i giornali – sui 4-5 milioni di euro all’anno. E’ una multinazionale che anche se si dice italiana, non vi è nessuna differenza con tutte le altre. Niente: Mattei è morto e seppellito.

Paolo Mondani fuori campo
La storia di Paolo Scaroni manager comincia con la società di ingegneria Techint. Nel 1992 viene arrestato con l’accusa di aver pagato tangenti al Psi per ottenere un appalto Enel e patteggia una pena di 1 anno e 4 mesi. 10 anni dopo, nel 2002, Berlusconi lo nomina all’ Enel, proprio l’azienda dalla quale aveva ottenuto appalti a suon di mazzette e nel 2004 diventa Cavaliere del lavoro.

Paolo Scaroni, da Porta a Porta 08/02/2005
Noi questo spirito di competizione in Italia, ce l’abbiamo, i nostri imprenditori lo hanno sempre avuto. E io sono convinto che già oggi, mentre noi siamo qui che parliamo, loro, alla sfida della globalizzazione, ci pensano notte e giorno e sono anche convinto che ce la faranno perché degli imprenditori come noi non li ha nessuno nel mondo.

Paolo Mondani fuori campo
Dev’essere per questo che nel 2005 Berlusconi nomina Scaroni amministratore delegato dell’Eni. Del passato all’Enel resta la condanna subita per l’inquinamento provocato dalla Centrale di Porto Tolle situata sul delta del Po. Nel 2007 viene insignito della Legion d’onore, nel 2011, la procura di Napoli apre le indagini sulla P4, e per Scaroni torna lo spettro di Luigi Bisignani.

Gaetano Colucci, ex capo relazioni istituzionali Eni
Scaroni è circondato da persone che poi in qualche modo hanno avuto rapporti professionali con Luigi Bisignani.

Paolo Mondani
Stefano Lucchini?

Gaetano Colucci, ex capo relazioni istituzionali Eni
Stefano Lucchini è uno fra questi. Stefano Lucchini era il vice di Bisignani in Montedison all’epoca proprio dello scandalo Enimont; attualmente è il direttore per la Comunicazione e i Rapporti Istituzionali dell’Eni.

Paolo Mondani
E uomini come Sardo, Leoni, Lucchini, cioè tutti i manager portati in Eni da Scaroni, possiamo dire che sono tutti uomini di Bisignani questi?

Gaetano Colucci, ex capo relazioni istituzionali Eni
Il legame con Bisignani c’è o c’è stato.

Paolo Mondani fuori campo
Luigi Bisignani patteggiò una pena di 2 anni e otto mesi nel processo Enimont: era il postino del tangentone. Nell’indagine napoletana sulla P4 patteggia un anno e sette mesi per associazione a delinquere. Intercettato con Scaroni, Bisignani si interessa degli affari dell’Eni in Libia e in Nigeria, ma la sua intermediazione non porta ad alcun risultato. Mentre Scaroni, interrogato dai magistrati, afferma che se Bisignani è stato decisivo per le sue nomine all’Enel e all’Eni, lo deve aver fatto a sua insaputa.

Alfonso Papa, Pdl, dal discorso tenuto alla Camera dei Deputati il 20/07/2011
Ma anche questo turbamento è stato ed è profondamente compensato dalla vicinanza di mia moglie che sa come me come stanno le cose.

Paolo Mondani fuori campo
L’anno scorso la Camera vota l’arresto di Papa perché coinvolto con Bisignani nel caso P4, la lobby che gestiva notizie riservate per condizionare nomine e appalti. Il turbamento a cui si riferisce sarebbe quello di sua moglie, quando scopre che ha passato una notte all’hotel de Russie in compagnia di una signorina, la stessa che tramite Bisignani ha piazzato nella security dell’Eni. Si tratta di Ludmyla Spornik, che in questa foto è con l’onorevole Valentini, l’uomo che rappresenta gli interessi di Berlusconi in Russia. Mario Reali, per venticinque anni capo dell’Eni a Mosca, aveva già valutato Ludmyla nel 2004.

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia Però, essendo prudente, dopo un quarto di secolo, ex Unione Sovietica e poi Russia mi sono rivolto a un mio carissimo amico dell’università che ha fatto la carriera in determinate organizzazioni, dicendo: “mah, mi puoi dare le caratteristiche di questa?” Dopo un po’ di tempo…

Paolo Mondani
Ha chiesto ai servizi segreti russi chi era la Spornik?

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
“Organizatzi” chi conosce la Russia sa cosa vuol dire. E questo dopo un tanto, insomma, mi ha risposto: “No, no: gira alla larga”. Questa persona ha fatto dei determinati corsi presso determinate organizatzi. E qui, punto e basta: e quindi io neppure la convocai.

Paolo Mondani
Quindi era una dei servizi segreti russi?

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Era delle organizatzi, non insista: chi conosce la Russia non fa queste domande.

Paolo Mondani fuori campo
Dipendiamo dal gas di Putin e una segretaria dell’organizatzi russa lavora nella security Eni: è il prezzo dell’amicizia fra i nostri due paesi. La stampa certe cose le deve capire al volo: una ex dirigente dell’Eni ha visto quel che accade nell’ufficio comunicazione dell’azienda.

Ex dirigente Eni
Da quel che ho potuto verificare di persona, l’Eni paga molti giornalisti attraverso le consulenze ed alcuni addirittura li aiuta a sistemarsi, a fare carriera nei giornali e in televisione, in modo che poi abbiano un occhio di riguardo. Quando Bernabè e Mincato erano amministratori delegati, l’ufficio comunicazione non aveva budget, con Scaroni invece arriva il budget.

Paolo Mondani fuori campo
Tra le riviste Eni, c’è la patinatissima “Oil”, coordinata fino all’ultimo numero da Lucia Annunziata insieme a giornalisti di nome come Federico Rampini, Carlo Rossella, Giuseppe Turani e Antonio Galdo. Un giornalista può scrivere di Eni in piena indipendenza se lavora per Eni? Il tema è aperto, ma la rivista costa e, scorrendo l’ultimo bilancio, si scopre che il budget della comunicazione è 202 milioni di euro.

Ex dirigente Eni
E’ una grossa somma, ma serve a controllare la stampa. Pensi che importanti quotidiani italiani inviano anticipatamente all’ufficio stampa dell’Eni gli articoli che riguardano l’azienda. Mi sono sempre chiesta il perché, ma del resto c’è anche una risposta.

Paolo Mondani
Lei pensa al rapporto che Luigi Bisignani ha con Lucchini che è responsabile di Comunicazione Eni?

Ex dirigente Eni
Con la coppia Lucchini-Scaroni alla Ilte di Bisignani viene affidata per un periodo la stampa di Eni’s Way, che è un periodico dell’Eni, a trattativa diretta. Inizialmente anche il sito internet dell’Eni viene dato alla società Decnet vicino a Bisignani. Tenga conto che, cioè, per quel che ho potuto verificare, i comunicati stampa venivano telefonicamente e preventivamente letti a Bisignani, che consigliava poi le dovute correzioni da apportare.

Paolo Mondani
Ma cosa gliene viene a Bisignani a fare tutte queste cose che riguardano Scaroni e l’Eni?

Gaetano Colucci, ex capo relazioni istituzionali Eni
Beh, la sintesi secondo me è in quello che dicono i pubblici ministeri di Napoli: sicuramente Scaroni e Bisignani sono in affari.

Paolo Mondani fuori campo
L’estate scorsa l’Eni ha inventato lo scontone su benzina e gasolio: 20 centesimi in meno al litro, ma solo per il weekend. E durante la settimana un normale impianto Eni si presenta così. A Conegliano con due gestori Eni andiamo a vedere come ha reagito la concorrenza durante i giorni lavorativi.

Gestore Eni
Ecco: la prima è una stazione di servizio Esso. Abbiamo il gasolio a 1,644 e la benzina a 1,734.

Paolo Mondani
Differenza?

Moreno Parin, Gisc Veneto
Sono circa 7 centesimi sul gasolio e 5 centesimi sulla benzina.

Paolo Mondani
Sempre di meno rispetto ad Eni?

Moreno Parin, Gisc Veneto
Sempre di meno rispetto ad Eni.

Gestore Eni
E arriviamo a un’altra stazione di servizio.

Paolo Mondani
E siamo in un normale lunedì.

Gestore Eni
Questa è l’Energica, stazione indipendente. Qui il gasolio costa 1,638 e la benzina 1,728.

Moreno Parin, Gisc Veneto
Quindi la differenza sono: 10 centesimi sul gasolio e di 10 centesimi sulla benzina.

Gestore Eni
Poi abbiamo la Repsol che in modalità fai da te il prezzo è 1,628 per il gasolio e 1,718 per la benzina.

Moreno Parin, Gisc Veneto
7 centesimi di meno sul gasolio, rispetto ad Eni e 5 centesimi in meno sulla benzina.

Gestore Eni
Adesso ci avviciniamo a una stazione di servizio sempre indipendente che si chiama Gpoll.

Paolo Mondani
Il prezzo qual è qui?

Gestore Eni
E’ 1,619 per il gasolio e 1,709 per la benzina.

Moreno Parin, Gisc Veneto
Abbiamo 12 centesimi sulla benzina in meno rispetto all’Eni e addirittura quasi 13 centesimi in meno rispetto sul gasolio.

Gestore Eni
La loro politica è stata quella di non correre dietro a Eni nel fine settimana, perché si sono resi conto che diventa oneroso e inutile. Stanno, praticando determinati prezzi invece…

Paolo Mondani
Tutta la settimana?

Gestore Eni
…durante la settimana, esatto.

Moreno Parin, Gisc Veneto
A parte il sabato pomeriggio e la domenica, battono tutti Eni alla grande.

Gestore Eni
E ripetiamo però: Q8 Easy ed Esso riescono comunque anche nel fine settimana a replicare se non a migliorare il prezzo di “Riparti con Eni”.

Paolo Mondani fuori campo
Nel resto della settimana però agli impianti si fermano per lo più quelli con le carte carburante Eni. Qui a Conegliano un gruppo di gestori ha deciso di non aderire alla campagna perché sul fai da te guadagna solo Eni, ma non sono contrari allo scontone.

Gestore Eni
Lo fanno la Esso, come lo fa l’Eni, come lo sta facendo la Erg e la Q8, perché si son visti costretti dall’Eni ad abbassare i prezzi. E allora io dico: “ma perché questi riescono a farlo ora e non l’hanno mai fatto prima e non continuano a farlo ancora?” Perché se i margini sono così grandi come loro ci stanno facendo vedere, potevano farlo anche prima.

Paolo Mondani
Dobbiamo sapere che sono esclusi da questi sconti i camionisti, piuttosto che gli imprenditori?

Moreno Parin, Gisc Veneto
Ne sono esclusi perché il camionista non può prendere il camion e andar la domenica e fare il pieno.

Paolo Mondani
Non c’è dubbio.

Moreno Parin, Gisc Veneto
E’ vietato per legge. Ne è escluso perché molti imprenditori…

Paolo Mondani
Ma le aziende possono andare a fare benzina con lo sconto?

Moreno Parin, Gisc Veneto
Sì, potrebbero andare a farlo. Qual è il problema? Che innanzi tutto, essendo il self service, non c’è la possibilità di avere il timbro sulla carta carburante o la fattura, quindi non può mettere in dotazione i costi aziendali. E in più: l’azienda per andare a fare il rifornimento il sabato o la domenica dovrebbe prendere l’operaio e pagarlo.

Walter Vidoni, Gestore Eni
Il cliente arriva, fa benzina e paga alla cassa. Paga da me il gasolio, 1,704. Sulla pompa bianca, a un chilometro da me, il gasolio viene servito dal gestore e lo paga 1,614.

Paolo Mondani fuori campo
Le pompe bianche sono quelle senza marchio, circa duemila in tutta Italia. Come fanno a fare prezzi più bassi di quelle dell’Eni?

Claudio Pollesel, gestore pompa bianca
Perché ho l’acquisto diretto dal deposito di carburante.

Paolo Mondani
E lei dove va? Va a Porto Marghera?

Claudio Pollesel, gestore pompa bianca
A Marghera ci sono tre depositi e i tre depositi forniscono Esso, Ip, Agip, quello che c’è; e ci riforniamo anche noi.

Paolo Mondani
E lei ha acquistato anche da Eni e Agip?

Claudio Pollesel, gestore pompa bianca
Sì.

Paolo Mondani
A che prezzi?

Claudio Pollesel, gestore pompa bianca
A prezzi buoni, convenienti.

Paolo Mondani fuori campo
E non capita solo per le benzine.

Cliente area di servizio
Mi scusi, questo è olio che vendete anche voi, giusto?

Eddy Monestier, gestione Eni
Sì. Esatto.

Cliente area di servizio
Le pare normale che l’ho appena acquistato qui in un supermercato vicino a 4 euro e 90 al litro e voi lo avete esposto a 14?

Eddy Monestier, gestione Eni
Noi abbiamo un listino che… le faccio anche vedere perché tanto non c’è di che vergognarsi, che ci rende obbligatorio comprare questo prodotto che è l’I Sint doppio 40 noi lo acquistiamo a 9 euro e 10 più Iva. Cioè io praticamente lo vendo a 14 euro comprandolo a 11. E’ quello che stiamo cercando di testimoniare e succede anche sulle benzine.

Paolo Mondani
Come’ è possibile che le compagnie petrolifere vendono a meno alle pompe bianche la benzina e poi sui loro impianti, con il loro marchio, vendono a di più benzina e gasolio? Com’è possibile?

Stefano Finotto, Gisc Veneto
Semplicemente perché le compagnie petrolifere vogliono crearsi i loro lauti guadagni sulla propria rete vendendo a caro prezzo il prodotto ai gestori. Mentre vendendo il prodotto alle pompe bianche a un prezzo più basso si spartiscono le fette di mercato della distribuzione di carburante.

Paolo Mondani
Questo dimostra però che le compagnie petrolifere hanno più margini di abbassare i prezzi di quel che non si pensi. Mi sbaglio?

Stefano Finotto, Gisc Veneto
Certamente, certamente. Se l’amministratore delegato dell’Eni Scaroni afferma che su circa 20 centesimi di sconto al fine settimana con la campagna “Riparti con Eni” la stessa compagnia lavora in perdita, noi possiamo dimostrare completamente il contrario.

Paolo Mondani
E me lo dimostri allora.

Stefano Finotto, Gisc Veneto
Con dei numeri!

Paolo Mondani
Mi spieghi.

Stefano Finotto, Gisc Veneto
Con dei numeri. Allora: con un prezzo medio alla pompa di un euro e 76 centesimi e con una componente di tasse fatta da in post di fabbricazione, le famose accise e Iva sul carburante di circa un euro e zero tre, dato il guadagno del gestore molto limitato di 0,04 euro al litro – parliamo quindi di un 3% di margine al litro – si capisce bene che il margine dei petrolieri su ogni litro, è di 0,69 e non più di 0,20. Certo, in questi 0,69 c’è anche una componente di costo, ma non è giustificato comunque il fatto che alle pompe bianche, il prodotto venga venduto, rispetto alla rete normale, a 25, anche di più, centesimi in meno.

Paolo Mondani
Non riesco a capire però: il prezzo del petrolio un po’ si abbassa insomma in questo periodo, è evidente. O no?

Moreno Parin, Gisc Veneto
Non è un prezzo reale; ad esempio: nel 2010 quando è stato che è arrivata la famosa crisi, che è schizzato a 150 dollari al barile, non è mai stato pagato più di 125 dollari. Però alle compagnie petrolifere ovviamente gli è arrivato comodo marciare con un prezzo del petrolio così alto per mantenere alti i prezzi: se guardiamo gli utili di quell’anno, sono schizzati in maniera paurosa. Quindi il gioco delle compagnie petrolifere è mantenere alti i prezzi.

Paolo Mondani fuori campo
E’ tanto ovvio, che il Presidente Obama ha costituito una commissione per bloccare le speculazioni sul costo del petrolio. Non è più il rapporto domanda/offerta a determinarne il valore, ma la scommessa che grandi banche e compagnie petrolifere fanno attraverso ai future, investimenti finanziari che puntano a stabilizzare i prezzi verso l’alto. L’Eni ha speso decine di milioni di euro per la pubblicità della campagna estiva di sconti. Ha venduto 1 miliardo di litri, ma dice di non averci guadagnato, allora perché l’ha fatta?

Stefano Finotto, Gisc Veneto
E’ un messaggio mediatico molto forte: in un momento di crisi si cerca qualsiasi appiglio per migliorare la situazione o per dare l’impressione di migliorare la situazione. Però noi non crediamo alle favole.

Milena Gabanelli in studio
La favola sarebbe che abbassando un po’ i prezzi do l’impressione di dare una mano a fronteggiare la crisi, che si ripercuote sui costi delle aziende. Ma se lo sconto lo faccio solo il sabato e la domenica quando le aziende sono chiuse, gli autotrasportatori non possono viaggiare e lascio fuori le autostrade, che aiuto è? Alla fine dicono l’operazione è stata in perdita, forse anche perché riempire di pubblicità le pagine dei giornali e di spot le tv ha un costo molto alto; ma in compenso tv e giornali, magari hanno un occhio di riguardo quando devono parlare di Eni. Certo è che dal punto di vista del consumatore, l’effetto è stato ottimo, perché mentre Eni ha abbassato durante il week end, le compagnie si sono adeguate ed hanno abbassato i prezzi durante l’intera settimana. Questo dimostra che i margini per tirare giù i prezzi ci sono, però per ripartire bisogna abbassarli definitivamente tutto l’anno e non solo due mesi d’estate. E poi c’è il gas. Molto lo importiamo dalla Russia. Negli ultimi 10 anni un ruolo chiave lo ha giocato il rapporto personale Putin-Berlusconi, ma anche Prodi, che certamente ha portato vantaggi ai russi, i nostri si vedono un po’ meno.

Paolo Mondani fuori campo
Berlusconi e Putin si assomigliano in tutto: stesse battute, stessa altezza, stessa allergia per gli oppositori. Anni fa, verso la fine del suo mandato, l’amministratore dell’ Eni Vittorio Mincato e Mario Reali sono in riunione con Gazprom che vuole entrare nel mercato italiano degli idrocarburi. Mincato non sa ancora che nel 2005 questa trattativa gli costerà il posto. Ad un certo punto i russi rivelano chi sarà il loro referente in Italia.

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
A un certo momento il russo che era con noi al tavolo, c’era Mincato, tira fuori un bigliettino e disse: “bisogna dare 2 miliardi a questo qui”. Mincato disse a chi era vicino: “ma che c’è scritto?” e si lesse il nominativo di questo…

Paolo Mondani
Di questo Mentasti?

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
…di questo Mentasti. E nessuno sapeva niente!

Paolo Mondani
Imprenditore delle acque?

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Minerali San Pellegrino. Ma quella sera, non si sapeva niente!

Paolo Mondani
Che si occupava di acqua, non di petrolio e di gas.

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Sì, ma quella sera non sapevamo neppure di cosa si occupasse: per noi era uno sconosciuto! Tant’è vero che Mincato nel corridoio disse: “col cazzo!”.. scusate il termine “che gli do il gas a questo. E chi è?!”

Giuseppe Oddo, giornalista IlSole24Ore
Bruno Mentasti Granelli è l’ex azionista dell’acqua San Pellegrino che è stato uno dei fondatori di Telepiù, la prima televisione a pagamento, diciamo, controllata da Berlusconi ed è uno che conosce molto bene Berlusconi. Mentasti che era un signore che in quel momento probabilmente aveva anche della sua liquidità, ma che in quel momento rappresentava interessi terzi.

Paolo Mondani fuori campo
Berlusconi vuole che Mentasti entri nell’affare. Mincato a questo punto, fa siglare l’accordo da un suo dirigente, ma non lo firma e questo gli costa il posto.

Giuseppe Oddo, giornalista IlSole24Ore
Scaroni appena insidiatosi all’Eni prende visione di questo accordo e sostanzialmente, dà corso all’accordo anche se, come era del resto prevedibile, l’Antitrust una volta constatato che l’intesa avviene con il più grande produttore di gas al mondo di cui l’Eni è per altro cliente – questo lede i princìpi della concorrenza nel settore del gas, liberalizzato qualche anno prima – sostanzialmente boccia l’intesa. E quindi l’intesa salta.

Paolo Mondani fuori campo
Mentasti se ne va, ma i suoi padrini insistono. L’entrata di Gazprom in Italia, è infatti solo rimandata al 2007 quando Eni ed Enel la trattano insieme all’acquisizione della Yukos, l’azienda petrolifera del principale avversario politico di Putin, Mikhail Khodorkovsky, da nove anni in carcere per frode fiscale.

Vadim Klyuvgant, avvocato di Mikhail Hhodorkovsky
Putin lo riteneva un pericoloso concorrente politico e così, il suo processo è stato imbastito con metodi “paralegali”. La cosa triste è che le più grandi società occidentali del settore energetico compreso il Gruppo Eni, allo scopo di preservare i loro affari con Gazprom, hanno preso parte alla spartizione della Yukos e Gazprom si è nascosta dietro di loro. Hanno persino organizzato una gara con lo scopo che tutta la Yukos finisse nelle mani giuste.

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
E questo è avvenuto sotto il Governo Prodi!

Paolo Mondani
Quindi l’Eni compra per fare un favore a Gazprom.

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Sì, però la scuola dell’Eni ha sempre detto che noi non prestiamo i soldi a nessuno.

Paolo Mondani fuori campo
Eni compra Yukos nel 2007 per venderla a Gazprom nel 2009: in pratica presta soldi ai russi per due anni. E allontana i sospetti che Gazprom e Putin fossero complici nel far fuori Khodorkovsky. Consulente e intermediario nell’operazione di vendita del 2009, è uno dei magnati russi del petrolio: Grigorij Berezkin. La sua prestazione costa 45 milioni di dollari. Perché Eni e Gazprom hanno avuto bisogno di un consulente quando potevano chiudere l’accordo tra loro?

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
All’Eni che conosco io, all’Eni di un quarto di secolo, ripeto, la parola consulente per determinati paesi tra cui l’ex Unione Sovietica e poi la Russia, era sinonimo di tangenti mascherate.

Paolo Mondani fuori campo
In questo caso le tangenti non sono mai emerse, ma nemmeno sono state cercate. Il nostro paese consuma 78 miliardi di metri cubi di gas all’anno, 20 dei quali ci arrivano dalla Russia. E ci costano molto: da noi la bolletta del gas è il trenta per cento più cara che nel resto d’Europa. Pesano molte voci, ma tra i principali imputati i contratti di lungo termine con la Russia, i cosiddetti take or pay.

Gaetano Colucci, ex capo Relazioni istituzionali Eni
Sono dei contratti di approvvigionamento di gas in questo caso, a lungo termine, a lunghissimo termine, perché hanno durata pluriennale, hanno durata per parecchi decenni, in cui c’è la compagnia che acquista che si impegna ad acquistare date quantità di gas giornaliero, mensile ed annuale, impegnandosi anche se non le ritira, comunque a pagare.

Paolo Mondani
Nel periodo Scaroni, l’Eni rivede i contratti take or pay per il gas russo. C’ha perso o c’ha guadagnato l’Italia?

Andrea Greco, La Repubblica
Visto quanto gli italiani pagano il gas, tra un terzo e un quarto in più della media europea, direi che l’Italia non ci ha assolutamente guadagnato.

Paolo Mondani fuori campo
Paolo Scaroni ricontratta con Gazprom il take or pay nel 2007, ufficialmente perché il Governo ha paura di non avere gas a sufficienza. Però il nuovo accordo mantiene il prezzo e prolunga solo la durata del contratto non la quantità di gas acquistata. In quel periodo il costo del gas spot, quello trasportato dalle navi gasiere dei paesi arabi era già più competitivo del gas take or pay. Quella scelta l’abbiamo pagata in bolletta. Chi decise il rinnovo del contratto coi russi?

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Al governo c’era Prodi, c’era D’Alema, c’era Bersani, c’era anche dietro Berlusconi con la sua particolare amicizia con Putin… Io penso che possono avere avuto anche loro giocato un certo ruolo, ma chi comanda, chi decide, il responsabile è l’amministratore delegato dell’Eni e poteva non accettare.

Paolo Mondani fuori campo
Il 10 ottobre scorso Paolo Scaroni comunica al Senato che il take or pay, la clausola per cui prenoti il gas, ma se non lo ritiri lo paghi lo stesso, costa all’Eni 1,5 miliardi di euro e propone che parte di questa cifra gravi sulle nostre bollette, anche se è la conseguenza dei troppi favori fatti ai russi. Ma almeno sappiamo quanto glielo paghiamo il gas?

Andrea Greco, La Repubblica
I contratti di fornitura del gas con i russi sono uno dei segreti industriali meglio custoditi al mondo…

Paolo Mondani
Quindi noi non sappiamo sostanzialmente a quanto compriamo il gas dai russi?

Andrea Greco, La Repubblica
A me risulta che in passato l’Eni si sia rifiutata di fornire dei dati di trasparenza su questi contratti all’autorità per l’energia e il gas e abbia pagato delle multe.

Paolo Mondani fuori campo
Paolo Scaroni ha rivisto il contratto take or pay anche coi libici e nel 2011 l’Eni ha venduto metà del pozzo Elephant a Gazprom permettendole di entrare per la prima volta nel mercato libico. Il contratto non è ancora perfezionato, ma i russi ringraziano.

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Dio santo! Troppa generosità!

Paolo Mondani
Troppa generosità?

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Troppa generosità. Un giorno la storia queste cose le scriverà, no? Non lo so… Ma sa… però soldi saranno già partiti!

Milena Gabanelli in studio
Intanto con la crisi internazionale i consumi sono diminuiti, gli scenari cambiati e il prezzo di mercato del gas si è abbassato. Ed è successo che L’Eni ha perso il lodo arbitrale con Gas Terra olandese e con Edison, perché la fornitura con contratti take or pay era troppo cara. In tutto il mondo i grandi manager sono profumatamente pagati, proprio perché devono avere la vista lunga. Allora: nel 2007, quando i segni della crisi erano già tutti lì, perché Scaroni si è precipitato a prolungare contratti che scadevano dopo 20 anni senza chiedere la revisione del prezzo? E’ stato un errore o qualcuno si è avvantaggiato di questo favore fatto a Gazprom? Perché alla storia del grande freddo durato tre giorni in una settimana e dell’Ucraina che avrebbe chiuso i rubinetti, insomma, sembrano crederci un po’ in pochi. Anche con la Libia sono stati rivisti i contratti, ma di fatto è stato lasciato tutto così com’era. Adesso Scaroni dice “dobbiamo ritirare del gas che non consumiamo, lo Stato deve farsene carico”. Ma perché deve ricadere sulle nostre bollette l’effetto di una strategia così poco lungimirante dove magari anche lo Stato ci ha messo del suo? Scaroni fa bene a dire “dobbiamo rivedere questi contratti”; ma oltre agli annunci, vada subito da Gazprom a dire “le nostre aziende ci pagano meno, dobbiamo rinegoziare tutto”. Così aiuta veramente le nostre aziende a ripartire. Dopo la pubblicità entriamo nel nodo dolente, quello dei contratti internazionali delle intermediazioni, delle consulenze o più rozzamente dette, tangenti.

Milena Gabanelli in studio
Le nostre imprese sono poco competitive anche perché rispetto al resto d’Europa, paghiamo l’energia troppo cara; colpa delle tasse, ma non solo. Sul gas pesano gli accordi troppo onerosi con la Russia, nonostante i rapporti privilegiati e personali fra Putin e Berlusconi e mai deve venirci il sospetto che si sono fatti gli affari loro a spese nostre. E poi c’è il fronte che riguarda la corruzione, che coinvolge tutte le aziende petrolifere del mondo, ma nel caso di Eni, dopo la maxitangente Enimont, che ha determinato il crollo della “prima repubblica”, l’occhio dovrebbe essere particolarmente vigile. Come vedremo è un occhio che ci vede un po’ poco.

Paolo Mondani fuori campo
Nel 2010 Wikileaks rivela il contenuto della relazione che l’ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli invia al suo governo. E’ il 26 gennaio 2009. Oggetto: Relazioni Italia-Russia.

Da Wikileaks
“Vari membri di partiti politici di entrambi gli schieramenti ci hanno riferito che l’Eni è uno dei principali finanziatori di Fondazioni e gruppi di pressione. C’è anche il sospetto che Eni mantenga giornalisti sul suo libro paga.” “I nostri contatti nell’opposizione e nel partito di Berlusconi hanno suggerito una malvagia connessione. Credono che Berlusconi e i suoi cari amici stiano traendo un considerevole profitto personale dagli affari sull’energia tra Italia e Russia”.

Bill Emmot, ex direttore The Economist
In Gran Bretagna si dà per scontato il rapporto politico e d’affari tra Berlusconi e Putin. Ho parlato con uomini dei nostri servizi segreti e sanno bene che si tratta di un business personale. Poi certo, tutto passa per gli accordi con le aziende di Stato in Italia, ma è innanzitutto una questione personale.

Paolo Mondani
Nei rapporti dei servizi segreti inglesi sta scritto che Berlusconi personalmente ha degli interessi suoi, negli affari del gas con Putin e la Russia?

Bill Emmot, ex direttore The Economist
I servizi segreti britannici ritengono che con Putin abbia relazioni corrotte sulle questioni riguardanti il gas.

Paolo Mondani
Corrupt relations?

Bill Emmot, ex direttore The Economist
Così ritengono i servizi segreti. Dicono che sono relazioni personali e corrotte.

Paolo Mondani fuori campo
Astana è la capitale dorata del Kazakistan, i palazzi crescono come il reddito pro-capite, potenzialmente il più alto del mondo. Questa ex repubblica sovietica è grande come tutta l’Europa occidentale, ma è abitata da 17 milioni di persone. Gas e petrolio di Karachaganak e Kashagan sono la più importante scoperta al mondo degli ultimi 35 anni. L’Eni è qui dagli anni ’80.

Paolo Mondani
Quanto tempo ha lavorato lei in Kazakistan?

Ex dipendente Eni in Kazakistan
Io ho lavorato per l’Eni nel campo di Karachaganak dal 2009.

Paolo Mondani
Chi gestisce il campo?

Ex dipendente Eni in Kazakistan
E’ un consorzio composto da Eni, Chevron, British Gas, dalla russa Luk Oil e dall’azienda di Stato kazaka.

Paolo Mondani
E ora il gas che voi estraete che fine fa?

Ex dipendente Eni in Kazakistan
E’ proprio qui l’inghippo. Perché a Karachaganak estraiamo gas sporco e lo trasferiamo proprio aldilà del confine, in Russia, nel campo di Orenburg. I Russi ci pagano questo gas praticamente niente, tra i 16 e i 40 dollari ogni mille metri cubi. Lo ripuliscono con una spesa di circa 200 dollari e lo vendono in Europa fino a 600 dollari. I loro margini sono mostruosi. Per questo che in Italia paghiamo la bolletta così cara.

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
IN RUSSIA Rifacendo i conti oggi, ammettendo che il gas è raw, è sporco, viene trasportato eccetera, però per l’intera durata del contratto almeno l’Eni non avrà un introito almeno dai 3 ai 4 miliardi di dollari. A me… A me… piange il cuore. Ma come? Abbiamo fatto tutto questo lavoro, questo gas, giacimento difficile, ma meraviglioso, e viene svenduto.

Paolo Mondani
E allora perché l’Eni lo fa?

Ex dipendente Eni in Kazakistan
Per fare un favore ai Russi. Il Governo Berlusconi ha appoggiato il gasdotto Southstream, costruito insieme da Gazprom ed Eni, però così è Gazprom a imporre il prezzo del gas. Se invece avessimo appoggiato il progetto del gasdotto europeo Nabucco, che non passa per il territorio russo, il prezzo del gas sarebbe stato minore. Ma scegliendo Southstream l’Eni si è tagliata le palle da sola.

Paolo Mondani fuori campo
L’Eni e il consorzio che sfrutta Karachaganak svende il gas ai russi inviandolo alla raffineria di Oremburg, poi Prodi nel 2007 e Berlusconi nel 2009 decidono di appoggiare il gasdotto russo Southstream, quello in blu, invece del gasdotto europeo Nabucco, quello in rosso. Nabucco ha un percorso esterno alla Russia e ci avrebbe resi meno dipendenti dal monopolio di Putin, abbassando il costo del gas. Perché l’Eni punta tutto su Mosca?

Ex dipendente Eni in Kazakistan
Perché è una questione di geopolitica e di interessi personali. L’Italia tutta ci perde. Ma qualche italiano ci guadagna.

Paolo Mondani
E lei sa com’è che ci guadagna questo italiano?

Ex dipendente Eni in Kazakistan
Allora, esiste una società kazaka chiamata Zhaikmunai, controllata da una società dell’Isola di Man e da un’altra società delle Isole Vergini britanniche. Questa Zhaikmunai ha un piccolo campo di esplorazione in Kazakistan e tira su dei ricavi dell’ordine di un milione di dollari al giorno con dei margini del 50%.

Paolo Mondani
E chi sono i proprietari?

Ex dipendente Eni in Kazakistan
Io lo chiesi in Eni e sa che mi risposero? “Occupati del tuo lavoro e non rompere i coglioni”. Allora, a quel punto parlai con dei dirigenti della società petrolifera di stato kazaka e loro mi dissero che nella Zhaikmunai si nascondono interessi di politici kazaki e di politici italiani.

Paolo Mondani
Quali politici italiani?

Ex dipendente Eni in Kazakistan
Sono uomini del centro destra, sono i soliti.

Gian Gaetano Bellavia, esperto di diritto penale dell’economia
Inizialmente, questa Zhaikmunai LP dell’isola di Man, che già di per sé è un paradiso societario e dell’anonimato, è posseduta da due società caraibiche di Tortola, British Virgin Island. Poi si modifica la struttura e arriva un’altra caraibica di Tortola, la quale poi viene sostituita da una cipriota e poi da un’altra società di Jersey, sempre isola del Canale, e poi ancora da un’altra società dell’isola di Man, la quale a sua volta, per ultima, è posseduta sempre da una società di Tortola, British Virgin Island.

Paolo Mondani fuori campo
L’Isola di Man è incastrata tra l’Irlanda e l’Inghilterra, regno del segreto bancario, societario e fiscale. Si paga lo zero per cento di tasse: il record degli offshore europei. Hanno sede qui la Zhaikmunai Limited Partners e la Zhaikmunai Group. Andiamo all’Ufficio del registro a chiedere di chi sono queste due società che possiedono un campo petrolifero in Kazakistan.

Donna in ufficio registro società
I proprietari sono anonimi. La società è una limited partnership e non ha un bilancio depositato. E noi non abbiamo qui i suoi file.

Paolo Mondani fuori campo
Sull’isola vive l’amministratore della Thyler Holding, la società delle Virgin Islands che possiede la Zhaikmunai. Lui sa chi sono i veri proprietari e quali politici kazaki ed italiani potrebbero avere quote nella società.

Milena Gabanelli
Mister Whitehead, Steven Whitehead, è lei?

Stephen Whitehead, amministratore Thyler Holdings Limited
Sì.

Milena Gabanelli
Lei lavora per la società Thyler Holding?

Stephen Whitehead, amministratore Thyler Holdings Limited
Sì.

Milena Gabanelli
Lei è il fiduciario.

Stephen Whitehead, amministratore Thyler Holdings Limited
Sì, il proprietario non è di qui.

Milena Gabanelli
Può dirmi almeno la nazionalità del proprietario?

Stephen Whitehead, amministratore Thyler Holdings Limited
Mi spiace, la società non vuole che parli con nessuno, lei dovrebbe contattare l’ufficio stampa.

Milena Gabanelli
Può dire chi è il proprietario della Thyler?

Stephen Whitehead, amministratore Thyler Holdings Limited
No, no, non posso dirlo.

Paolo Mondani
Mi aiuti a capire chi potrebbe avere interesse a nascondersi. Perché un petroliere vero, e ce ne sono molti, che usano i paradisi fiscali societari per risparmiare sul fisco o nascondere alcune cose, però poi appaiono. Qui i soci non si vedono.

Gian Gaetano Bellavia, esperto di diritto penale dell’economia
Potrebbero essere politici, potrebbe esserci criminalità organizzata, potrebbe esserci chiunque non voglia apparire per i motivi più disparati. Il vantaggio delle strutture anonime è proprio questo. Non si sa e non si può sapere chi c’è dietro.

Paolo Mondani fuori campo
La Zhaikmunai lascia veramente poche tracce negli archivi. Tranne in un caso. La World Invest e Aerion Fund sono due società lussemburghesi legate alla Arner di Lugano, banca notoriamente vicina agli interessi di Silvio Berlusconi. Le due società nel 2011 comprano obbligazioni emesse dalla Zhaikmunai.

Gian Gaetano Bellavia, esperto di diritto penale dell’economia
Vi è da dire che da quando ho potuto vedere gli investimenti in questa Zhaikmunai sono molto modesti rispetto al patrimonio gestito. Però ci sono.

Paolo Mondani fuori campo
Dal mondo della finanza londinese veniamo a sapere che uno dei beneficiari finali che stanno dietro gli schermi della Zhaikmunai risulterebbe essere Daulet Symbaev, ex ministro degli armamenti kazako, oggi in corsa per la successione al Presidente Nazarbaev. Tra il Kazakistan e l’Italia il pm milanese Fabio De Pasquale nel 2011 ha scoperto un giro di tangenti Eni. Testimone chiave: Mario Reali.

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia Queste tangenti provenivano da dei tender, come si dice in gergo tecnico, delle gare, da sub fornitori che per vincere la gara fornivano a degli intermediari e sono stati fatti dei nomi perché c’è anche questo Massimo Guidotti di Firenze, ex Nuovo Pignone, e questi soldi poi venivano distribuiti a dei cittadini altolocati, in questo caso kazaki.

Paolo Mondani fuori campo
Nell’indagine finiscono coinvolte alcune aziende italiane che avrebbero pagato tangenti a top manager dell’Eni e di Saipem per essere ammesse ad appalti da miliardi di dollari in Iraq e in Kuwait. Ma il grosso è in Kazakistan, dove tre funzionari Eni avrebbero corrotto il numero uno del gas, Timor Kulibaev, genero del presidente kazako Nazarbaev. L’Eni si è dichiarata parte lesa, ma è indagata con l’accusa di corruzione internazionale. La tangente kazaka ammonta a 20 milioni di dollari: tutti finiti a Kulibaev?

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
C’è un detto della Val di Chiana, un detto chianino, questi maledetti chianini, quelli della bistecca chianina, che dicono che quando il mugnaio ruma, cioè agita la farina, anche se scrolla le dita la farina rimane tra le dita.

Paolo Mondani
Insomma le tangenti andavano in Kazakistan ma un po’ di questi soldi rimanevano attaccati alle dita dei corruttori.

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
La farina rimane sempre tra le dita del mugnaio se il mugnaio ruma la farina.

Paolo Mondani fuori campo
Eni non è nuova ad indagini di questo tipo, la precedente vicenda riguarda tangenti pagate a politici della Nigeria dove Eni ha patteggiato con la Sec americana 365 milioni di dollari di multa, con la Nigeria 20 milioni e altri 24 con la procura di Milano. L’ultima inchiesta riguarda l’Algeria, una tangente di circa 200 milioni di dollari che sarebbe stata pagata ai vertici algerini per la costruzione del gasdotto che finirà in Toscana attraverso la Sardegna. Paolo Scaroni ha immediatamente sostituito il vertice di Saipem e il direttore finanziario della capogruppo, Alessandro Bernini. Nella lotta alla corruzione Scaroni si è impegnato financo davanti all’Ocse, sta facendo pulizia?

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Scaroni ha cacciato per le presunte tangenti in Algeria dal posto di amministratore delegato un validissimo manager come Pietro Franco Tali che non è indagato dalla procura di Milano, mentre un indagato dalla procura di Milano come Ernesto Ferlenghi a Mosca per le analoghe o pressoché analoghe tangenti in Kazakhstan, viene lasciato al suo posto. Io da tutta questa vicenda, io direi che non è solo una questione di mele marce che si cercano all’interno dell’ Eni per le questioni prima della Nigeria ora dell’Algeria, del Kazakhstan, del Kuwait, dell’Iraq ma ci sia qualcosa ben più profondo che chiamerei un male oscuro.

Milena Gabanelli in studio
Sulla questione algerina sta indagando la procura di Milano. La ricaduta è che un fondo d’investimento americano ha ridotto le sue quote in Saipem e c’è il rischio per l’Eni di prendersi un’altra multa dal Tesoro americano, essendo l’Eni quotata alla borsa di New York. Tutto questo mentre l’Eni sponsorizza convegni come questo alle mie spalle in corso oggi a Courmayeur dal titolo “strategie internazionali di contrasto alla corruzione.” Certo il mondo degli idrocarburi è un mondo per sua natura opaco, tuttavia… L’ex amministratore delegato Vittorio Mincato, che deve averne viste un po’, mi racconta questo episodio: ottobre del 2002 riceve una telefonata da un dirigente dell’Eni che gli dice: “c’è una persona che ti deve parlare; ricevilo”. Si presentano in due; il faccendiere italiano gli dice: “domani si chiude la gara per la posa dei tubi in Libia. Se dai il 6% a questa persona”, indicando il libico che era con lui, “vincerà la Saipem”. Mincato dice:”quella è la porta”. Il giorno dopo senza sborsare un euro la Saipem vince comunque la gara perché, dice Mincato, nella posa dei tubi la Saipem possiede la miglior tecnologia al mondo e non ha bisogno di dare le stecche ai faccendieri per vincere le gare”. E’ un episodio, ma vorrà pur dire qualcosa. Tornando ad oggi, dieci anni dopo, ci sono due cose per noi difficili da capire: mentre ovunque si cerca di diversificare per ridurre i prezzi, per abbassare i prezzi, noi decidiamo di costruire un gasdotto che ci legherà sempre di più alla Russia, a cui svendiamo il gas estratto in Kazakhstan. E attorno agli idrocarburi russi e kazaki, si muove un mondo vicino a Berlusconi, che poi arriva sui campi di estrazione in Basilicata. Chi conosce i segreti di questo mondo, chi dovrebbe conoscere i segreti, è il presidente di Intesa a Mosca nonché console onorario russo a Verona.

Paolo Mondani fuori campo
Antonio Fallico è stato consulente della Fininvest in Urss negli anni ’80, oggi è presidente di Banca Intesa a Mosca e Putin in persona lo ha insignito dell’Ordine dell’Amicizia. Lo incontriamo a Verona dove ha organizzato un Forum di banchieri russi e italiani. In passato Fallico si è occupato di gas, in relazione a un politico di casa nostra.

Paolo Mondani
Lei è grande amico di Dell’Utri?

Antonio Fallico, presidente Banca Intesa Russia
Io non sono un grande amico. Sono un conoscente come sono… Come conosco altri…

Paolo Mondani
Mi pare di aver letto in qualche giornale, dove lei diceva di essere persino parente. O è tutto…

Antonio Fallico, presidente Banca Intesa Russia
No, no…

Paolo Mondani
Solo buon amico.

Antonio Fallico, presidente Banca Intesa Russia
Guardi, siamo dei buoni conoscenti, come sono ottimo conoscente di altri imprenditori o politici, che per motivi vari vengono e vanno dalla Russia.

Paolo Mondani
Ma è vero che lei aveva aiutato Ubaldo Livolsi e quindi anche Dell’Utri a fare affari col gas kazako?

Antonio Fallico, presidente Banca Intesa Russia
No.

Paolo Mondani
No? Non si è mai interessato a queste questioni?

Antonio Fallico, presidente Banca Intesa Russia
Io mi sono interessato ovviamente per la mia banca… Ovviamente uno dei nostri clienti più importanti, in Italia e ovviamente in Russia, è l’Eni e quindi in quanto tale, noi seguiamo Eni, Enel, Erg… tutte le società…

Paolo Mondani
Quindi Livolsi e Dell’Utri non si sono mai interessati a questa questione del gas?

Antonio Fallico, presidente Banca Intesa Russia
A me non si sono mai rivolti per questo argomento.

Paolo Mondani
Mai…

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Fallico è una persona intelligente, una persona in gamba. Ha sempre vantato talora diceva di essere cugino, talora compagno di scuola di Dell’Utri. E io mi ricordo nel 2003 o nel 2004 vidi sul suo tavolo un’offerta alla Gazprom per creare una società mista per importare gas in Italia e io chiesi: “ma di chi è, di chi non è?” e lui mi disse che era stata fatta da Livolsi e io gli chiesi: “ma dietro Livolsi c’è dell’Utri?” Lui mi disse: “sì, no… mah, qui e là”. Comunque quell’affare non andò in porto perché i russi dissero che non volevano fare pasticci.

Paolo Mondani
Ma c’era Dell’Utri assieme a Livolsi?

Mario Reali, ex responsabile Eni in Russia
Io capii di sì.

Paolo Mondani fuori campo
Marcello Dell’Utri ha una vera passione per gli idrocarburi. Nel 2008, viene intercettato con Aldo Miccicchè, emissario del clan calabrese dei Piromalli in Venezuela, intento a intermediare un accordo fra la azienda di Stato venezuelana Pedevesa e la società Avelar che voleva comprare gas per portarlo in Europa. La Avelar fa parte del Gruppo Renova diretto dal magnate russo Viktor Vekselberg, buon amico di Putin. Nella Avelar stanno due italiani: Massimo De Caro, già socio del figlio di Dell’Utri, e Roberto De Santis, imprenditore in buoni rapporti con Massimo D’Alema e Paolo Scaroni. Il 29 dicembre 2007, Massimo De Caro della Avelar chiama il faccendiere calabrese Aldo Miccicchè.

Massimo De Caro
Allora, la Pedevesa fa il contratto con la Avelar che è la società del russo.

Aldo Miccichè
Ci sei tu nella società o no?

Massimo De Caro
Sono io il vicepresidente… Senti tra le altre cose… Bisogna dire a Pedevesa che quando noi pensiamo a loro, loro devono anche pensare a noi.

Aldo Miccichè
Quelli di Pedevesa mi hanno detto che siamo noi che dobbiamo pensare a loro.

Massimo De Caro
Va bene allora saremo noi a pensare a loro e farò in modo che anche noi pensiamo a noi.

Paolo Mondani fuori campo
Il 1 gennaio 2008, Capodanno, è Marcello dell’Utri a chiamare Aldo Miccicchè.

Marcello Dell’Utri
Auguri Aldo, questo sarà il nostro anno!

Aldo Miccichè
Incominciamo subito co’ ‘sto petrolio e co’ ‘sto gas, mi pare che ci siamo eh?!

Marcello Dell’Utri
E’ vero… Ma è una cosa che tu pensi vada a buon fine?

Aldo Miccichè
Eh! Ma tesoro, ci sono tutte le premesse essenziali.

Paolo Mondani fuori campo
Nella scorsa primavera Aldo Miccicchè viene arrestato per i suoi rapporti con il clan Piromalli, stessa sorte tocca a Massimo De Caro accusato del furto di migliaia di libri antichi, alcuni dei quali venduti a Dell’Utri. Altra tegola viene dalla procura di Firenze che indaga su una tangente che il gruppo Avelar-Renova di Viktor Vekselberg avrebbe pagato a Dell’Utri tramite De Caro, in cambio dei servigi resi dal senatore nel favorire i progetti del gruppo russo in Italia. Poi, l’estate scorsa, i cittadini di Ferrandina, in Basilicata, trovano una sorpresa nei 160 pozzi che l’Eni ha dismesso da anni.

Annamaria Dubla, presidente Associazione Ambiente Legalità Ferrandina
Il 2 agosto del 2012 la Geogastok, società del gruppo Avelar-Renova, ha ottenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dei Beni Culturali…

Paolo Mondani
Clini e Passera…

Annamaria Dubla, presidente Associazione Ambiente Legalità Ferrandina
Clini e Passera prevalentemente, il decreto di autorizzazione allo stoccaggio, che è di rilevanza commerciale-politica-strategica enorme…

Paolo Mondani
Perché?

Annamaria Dubla, presidente Associazione Ambiente Legalità Ferrandina
Perché sono progetti legati agli accordi prima di Prodi con Putin, poi di Berlusconi con Putin, adesso di Passera con Putin.

Paolo Mondani fuori campo
In Puglia arriveranno due nuovi gasdotti provenienti dall’Azerbaigian e dalla Turchia e la Basilicata sarà lo snodo dello stoccaggio e della distribuzione. Vicino Ferrandina, in Val D’Agri, si estraggono petrolio e gas. Questo è un pozzo a 300 metri dal centro abitato e questo è il Centro Olii di Viggiano, un paesino di 3000 abitanti dove mille contadini hanno abbandonato la terra dopo l’arrivo dell’Eni. Nel Centro Oli lavorano 152 dipendenti, di cui 23 locali. Da qualche mese la regione ha previsto l’aumento dell’estrazione.

Paolo Mondani
Lo sente che odoraccio che c’è adesso?

Abitante 1
Che puzza!

Paolo Mondani
Come lo descrive quest’odore?

Abitante 1
Tipo di bruciato, petrolio bruciato. Gas che dà fastidio alla respirazione. Soffocamento.

Paolo Mondani
A me ha lasciato anche un cattivo sapore in bocca.

Abitante 2
Noi qua stiamo facendo la fine dell’Ilva.

Abitante 3
Tu vai per aprire la porta. Immediatamente chiudi, però è già entrato pure dentro ‘sta puzza, ‘sto schifo.

Abitante 4
C’è stato anche chi ha vomitato. Siamo corsi all’ospedale ovviamente.

Paolo Mondani
Nella sua azienda?

Abitante 1
Dalla… sì… In tutto il turno del pomeriggio.

Paolo Mondani
Oltre all’Eni, anche la Total.

Abitante 5
Ci sono tutte le compagnie. C’è la Shell, c’è la Esso, ci stanno tutte le compagnie.

Abitante 1
La notte è fatta per dormire. Non per star sveglia.

Abitante 6
Ieri sera erano le 10 meno 10, le finestre brrrr, tremavano. Ma che cavolo è? Eh… purtroppo è il petrolio.

Abitante 7
Ma poi c’è gente che vive con questo mestiere. Che tutto ad un tratto ha dovuto espiantare le vigne perché non si riesce a vendere più niente, perché…

Paolo Mondani
Nessuno le compra più.

Abitante 7
Nessuno le compra, non le compra più nessuno. Perché come hanno visto la fiamma del petrolio… ed hanno ragione… perché io, se dovessi comprare l’olio e il vino, non verrei certo in Val d’Agri.

Paolo Mondani
Chi abita già nella Val d’Agri si sacrifica. Però gli italiani…

Abitante 3
Godono…

Paolo Mondani
Eh sì, usufruiscono di questa ricchezza.

Abitante 3
Godono e noi siamo poveri.

Paolo Mondani fuori campo
Giambattista Mele è il medico del paese e il presidente della Commissione per la valutazione dell’impatto sanitario.

Gianbattista Mele, presidente commissione Valutazione impatto sanitario
Gli unici dati si riferiscono al 2001 da uno studio del Mario Negri Sud, dove si dice che in quest’area, le malattie tumorali sono raddoppiate rispetto alle restanti parti della Basilicata e le malattie cardiorespiratorie sono quasi triplicate.

Paolo Mondani
E queste sono?

Allevatrice
Queste sono manze. L’azienda nostra vive con il latte.

Paolo Mondani
Ma non ha paura dell’inquinamento?

Allevatrice
Dice che c’è. A volte dicono che non c’è. Poi noi alla fine… Non è che siamo tanto esperti per queste cose qua. Quindi… Quel che ci dicono… Crediamo a tutto…

Paolo Mondani fuori campo
Le mucche allevate in queste campagne producono latte anche per la Granarolo. Ma si sa poco degli inquinanti dell’aria. Ci sono quattro centraline gestite fino allo scorso settembre dall’Eni, il controllato che fa il controllore, e un professore di Bari che il comune ha chiamato per capirci qualcosa.

Gianluigi De Gennaro, docente di chimica all’Università di Bari
Tra l’altro le centraline di monitoraggio focalizzano la loro attenzione su inquinanti convenzionali, ma non su gli inquinanti che Eni produce. Per esempio oggi non abbiamo dei sistemi che in continuo determinano l’acido solfidrico.

Paolo Mondani
Acido solfidrico?

Gianluigi De Gennaro, docente di chimica all’Università di Bari
O idrogeno solforato – acido solfidrico si dice esattamente – o il benzene, idrocarburi policiclici aromatici o composti organici volatili. Ad oggi io non ho risultati validati, credibili, di qualità dell’aria. UOMO Questo è il problema nostro che dato che noi non siamo informati, se viene una persona che non sa, preferisce stare qui, perché è campagna, è bello, e ci sono le centraline che ti dicono che va tutto bene, non stare a Roma perché ci sono le centraline che ti dicono che va tutto male.

Paolo Mondani
Le centraline sono ora gestite dall’Arpab. E’ vero il direttore è indagato?

Gianbattista Mele, presidente commissione Valutazione impatto sanitario
L’ex direttore? Sì.

Paolo Mondani
Per quali motivi?

Gianbattista Mele, presidente commissione Valutazione impatto sanitario
E’ stato agli arresti domiciliari per la questione Fenice: lì c’è un altro sito di inquinamento molto forte e ancora i problemi non sono risolti.

Paolo Mondani
Cioè di cosa è stato accusato?

Gianbattista Mele, presidente commissione Valutazione impatto sanitario
Ma di oscurare i dati.

Paolo Mondani
E questo attuale presidente?

Gianbattista Mele, presidente commissione Valutazione impatto sanitario
Questo attuale presidente sembra…

Paolo Mondani
E’ da poco arrivato.

Gianbattista Mele, presidente commissione Valutazione impatto sanitario
E’ da poco arrivato, sono sette-otto mesi, sembra voglia fare le cose un po’ diversamente, ma la sostanza non è cambiata.

Paolo Mondani
Di nomina questi presidenti?

Gianbattista Mele, presidente commissione Valutazione impatto sanitario
Ovviamente politica.

Paolo Mondani
E chi li nomina?

Gianbattista Mele, presidente commissione Valutazione impatto sanitario
La Presidenza della Regione, la Giunta Regionale.

Paolo Mondani
E sono esponenti politici o sono anche tecnici?

Gianbattista Mele, presidente commissione Valutazione impatto sanitario
No… Diciamo sono persone a metà strada. Chiamiamole così.

Paolo Mondani
Che vuol dire?

Gianbattista Mele, presidente commissione Valutazione impatto sanitario
Che non sono né tecnici né politici.

Paolo Mondani fuori campo
Mentre il neo-direttore Arpab studia le carte, l’invaso del Pertusillo, circondato da pozzi e oleodotti, distribuisce acqua potabile nelle case della Basilicata e di quasi tutta la Puglia. Alle prime analisi indipendenti sono risultati valori di bario tre volte superiori ai limiti di legge.

Albina Colella, docente di geologia all’Università della Basilicata
Sappiamo che il bario è un metallo che sotto forma di barite viene usato nell’industria petrolifera per appesantire i fanghi di perforazione. E qui abbiamo trovato elevate concentrazioni di idrocarburi nelle acque del Pertusillo fino a 6mila e 458 microgrammi/litro, mentre i limiti di legge, le soglie per le acque potabili sono 0,1 microgrammo/litro, quindi elevatissime.

Paolo Mondani
E’ possibile che gli abitanti della Val d’Agri si sacrificano, ma lo fanno per qualcosa che serve a tutto il paese. Cioè quel petrolio, quel gas, all’Italia serve.

Albina Colella, docente di geologia all’Università della Basilicata
Serve meno dell’acqua.

Paolo Mondani fuori campo
In conclusione: nello scorso aprile, l’Eni ottiene l’impegno all’aumento dell’estrazione in Val d’Agri. In agosto il ministro Passera concede alla società Geogastock, legata al russo Vekselberg appoggiato da Dell’Utri, di stoccare gas a Ferrandina. Nello stesso periodo, Passera annuncia di voler fare dell’Italia l’hub europeo del gas. La Basilicata si troverà proprio nel mezzo della rete di gasdotti che vengono dall’ Algeria e dalla Libia e dei tubi che porteranno gas dalla Turchia e dall’Azerbaigian. C’è una relazione tra tutti questi fatti?

Enzo Palazzo, Organizzazione lucana ambientalista
L’hub energetico è il destino di questa regione. Perché vengono qui? Perché abbiamo una bella rete Snam per poterci muovere con il gas nel nostro sottosuolo e abbiamo la bellezza di 472 pozzi. Qui il petrolio è solo un affare immediato di spiccioli, molti, sono miliardi di euro che bisogna prendere, prelevare, per questo c’è il raddoppio, vogliono raddoppiare, perché devono svuotare…

Paolo Mondani
Vogliono raddoppiare il prelievo insomma

Sesto intervistato
Sì, il prelievo, perché vogliono accorciare i tempi dello svuotamento del petrolio nel nostro sottosuolo e devono stoccare gas. Perché lo stoccaggio del gas è l’affare, il business dell’immediato futuro.

Paolo Mondani
Che senso ha proporre un hub del gas in Italia quando cala così tanto la domanda di gas in tutto il mondo?

Marcello Colitti, ex dirigente Agip ed Enichem
Ma il significato principale secondo me è quello di aprire la strada ai privati.

Paolo Mondani
Tradotto: fare l’hub è un grande affare, ma scenderà il prezzo del gas? Lo chiediamo a Marcello Colitti che in Eni scriveva i discorsi di Mattei e ha diretto Agip ed Enichem.

Marcello Colitti, ex dirigente Agip ed Enichem
I punti deboli sono il fatto che per arrivare dalla Sicilia fino a oltre le Alpi c’è un lungo percorso e un costo del trasporto molto alto. E la logica fa supporre che il prezzo venga definito a sua volta con un mercato di futuri e quindi con un prezzo che tenderà ad aumentare.

Paolo Mondani
I famosi futures sui quali…

Marcello Colitti, ex dirigente Agip ed Enichem
I famosi futures che finora hanno dominato il prezzo del petrolio e che diventeranno il sistema per definire il prezzo del gas.

Milena Gabanelli in studio
Allora: gas e petrolio della Val d’Agri soddisfano il 6% del fabbisogno nazionale. Non possiamo però non porci un interrogativo: il gioiellino turistico della Basilicata e tutta l’acqua che serve a dar da bere a mezza Puglia, valgono questo 6%? Ciò detto, il Ministero dello Sviluppo vorrebbe utilizzare i giacimenti esauriti dell’Emilia Romagna e della Basilicata per stoccare gas da vendere in tutta Europa, potenziando la nostra rete di distribuzione. E il nostro è un paese ideale perché è già connesso con i paesi produttori con i tubi che provengono da nord e da sud. Però la Francia e la Svizzera hanno già detto “comprare da voi ci costerà troppo”: il 25% in più rispetto al resto d’Europa, dice il Ministero dello Sviluppo. E questo per via del fatto che continuiamo a scontare i famosi contratti storici con Libia e Russia che ora Scaroni dovrebbe rinegoziare. Pubblicità e dopo vediamo come paga le tasse L’Eni e la busta paga di Scaroni.

Milena Gabanelli in studio
Stiamo parlando di Eni, la nostra più grande azienda, un’azienda da proteggere perché ci garantisce la fornitura di gas e petrolio; quindi, più è gestita con rigore e trasparenza e più abbiamo tutti da guadagnarci. L’Eni produce in mezzo mondo e non possiamo pensare che paghi tutte le tasse in Italia, ma quelle sugli utili, visto che il maggiore azionista è lo Stato, dove le dovrebbe pagare? E come vanno i conti? Inoltre: la crisi ha colpito tutti; come ha fatto Scaroni a passare da uno stipendio di 2 milioni e tre all’anno del 2006 ai 4 milioni e 8 di oggi?

Paolo Mondani fuori campo
Siamo a Londra, a due passi dal simbolo della City degli affari: questo palazzo che i londinesi chiamano “The Gherkin”, il cetriolo. Andiamo alla Investec Bank, specializzata in investimenti in Asia, Sud Africa e in Europa, su petrolio, immobili e finanza. Incontriamo il capo analista del desk Oil & Gas. Uno che studia tutte le compagnie petrolifere del mondo. Gli chiediamo: qual è il punto debole della nostra politica energetica?

Stuart Joyner, analista Banca Investec
L’Italia è dipendente dalla Russia. Questo è un fatto inoppugnabile e penso che i paesi europei dovrebbero abbassare la dipendenza dalla Russia, perché questo costituisce un rischio per tutta l’economia mondiale.

Paolo Mondani
Cosa è successo nei fondamentali di bilancio dell’Eni dopo l’arrivo di Scaroni nel 2005?

Mauro Meggiolaro, Fondazione Banca Etica, rivista Valori
Ma sicuramente la prima cosa che si rileva è un aumento del livello di indebitamento. Il primo anno di Scaroni il livello di debito è sceso ai minimi fino a raggiungere i 6,5 miliardi di euro, mentre poi a partire dal 2007-2008 l’indebitamento di Eni è progressivamente aumentato, è aumentato fino a raggiungere oggi un rapporto tra debito netto e capitale che è intorno al 46%, 47% nel 2010. Un livello ben superiore al target che è stato fissato dallo stesso management di Eni nel 2008 che era fissato intorno al 40%.

Paolo Mondani
Con Mincato amministratore delegato i debiti Eni erano 6,7 miliardi euro, all’inizio di quest’anno con Scaroni erano diventati 28 poi scesi a 19 per effetto della vendita di Snam. Qual è la ragione di questo debito?

Stuart Joyner, analista Banca Investec
Con Scaroni l’Eni è passata da società domestica legata allo Stato a società internazionale. Si è indebitata perché ha investito aggressivamente e questo di solito è positivo, ma avrebbe potuto cedere prima la Snam come avrebbe voluto Mincato e l’avrebbe venduta anche meglio se l’avesse fatto prima.

Paolo Mondani fuori campo
Eni ha da poco venduto la Snam alla Cassa Depositi e Prestiti abbassando così il suo indebitamento che attualmente è di 19,6 miliardi di euro. Separare il produttore Eni dalla rete di distribuzione Snam dovrebbe ora favorire la concorrenza e tagliare i costi dell’energia. Ma la Cassa Depositi e Prestiti è lo Stato e già detiene la quota del Tesoro in Eni, un giro di valzer che cambia poco la sostanza. Poi leggendo il bilancio dell’Eni…

Mauro Meggiolaro, Fondazione Banca Etica, rivista Valori
Buona parte delle società di Eni che fanno estrazione e produzione di petrolio all’estero, hanno sede o a Londra o ad Amsterdam e fanno capo a una holding internazionali controllate al 100% da Eni Spa che ha sede a Roma. Perché Londra ed Amsterdam? Perché la Gran Bretagna e i Paesi Bassi hanno un sistema di tassazione degli utili più favorevole. Questo spiega perché nel bilancio 2011 di Eni Spa, la percentuale di tasse che Eni paga allo Stato italiano è bassissima: è pari allo 0,6%. Se poi si contano tutte le società che fanno parte della galassia Eni, si arriva al 13,6%.

Paolo Mondani fuori campo
Venendo agli affari personali dell’amministratore delegato, la Fondazione Banca Etica, azionista di Eni, ha scoperto che nel paradiso finanziario dell’isola di Guersney c’è il Paolo Scaroni Trust che ha avuto una partecipazione nella Sadi Servizi Industriali, società legata alla famiglia della moglie di Scaroni, Francesca Zanconato. Nel 2006 Scaroni esce dalla Sadi e arriva Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche, già arrestato per truffa, riciclaggio, corruzione e reati ambientali nell’inchiesta sull’area di Santa Giulia a Milano.

Mauro Meggiolaro, Fondazione Banca Etica, rivista Valori
La cosa interessante è che nonostante comunque sia Paolo Scaroni, sia la moglie e la famiglia non abbiamo più nulla a che fare dal punto di vista dell’azionariato con la società Sadi, recentemente Eni ha affidato alla società, che fa ancora capo alla famiglia Grossi, due importanti lavori di bonifica ambientale, uno a Porto Torres, nell’area Syndial, società controllata da Eni e un altro Porto Marghera, nella zona controllata da Polimeri Europa, che è sempre una società che fa capo ad Eni.

Paolo Mondani fuori campo
Lavori di bonifica sui quali non ci sono indagini in corso. Ma torniamo alla busta paga di Paolo Scaroni che appena arrivato in Eni nel 2005 ottiene molte stock option, cioè opzioni che danno il diritto di acquistare azioni. Leggendo le carte ci accorgiamo che mentre le stock option calano, lo stipendio aumenta di anno in anno. Un analista di intermediazione finanziaria che ha accesso a queste carte ci spiega il perché.

Analista finanziario
Nel 2005 l’Eni dà a Scaroni appena insediato, 699 mila stock options ed in seguito gliene darà molte di più. L’azione allora valeva 22,50 euro. Queste stock option, potevano essere esercitate da Scaroni dopo i primi 3 anni, ma dopo 3 anni, e siamo nel 2008, il valore dell’azione è precipitato. Cosa ci guadagnava Scaroni ad esercitarle? Nulla.

Paolo Mondani
E allora che cosa fa? Che cosa succede?

Analista finanziario
Succede che in Eni cambiano le regole: capiscono che la crisi è seria e che tutte le stock options faranno una brutta fine. Così nel 2009 fanno una bella delibera che elimina le stock options e dà a Scaroni soldi per cassa. Il titolo cala, ma lo stipendio di Scaroni passa dai 3 milioni del 2008 ai 4,2 del 2009, ai 4,4 del 2010, ai quasi 5 milioni del 2011. E questo vale anche per tutti gli amministratori dell’ Eni. E nello stesso periodo in Italia si chiedono sacrifici agli italiani.

Paolo Mondani
Ed è tutto regolare?

Analista finanziario
Assolutamente no. Se io amministratore delegato ho i titoli in portafoglio che valgono 100 euro, non puoi con una delibera dire: “rinuncia a quei 100 euro che te ne do 200 per cassa” perché i 100 euro di differenza vanno a discapito della società quindi degli azionisti. E questo tu agli azionisti devo spiegarlo e devi spiegarlo bene perché gli azionisti possono anche opporsi ad un’azione del genere.

Paolo Mondani
Senta, ma all’amministratore delegato di solito si danno le stock options perché è un modo di legare le sorti della società a lui: vai bene tu, va bene la società e viceversa oppure va male la società vai male anche tu. E’ un modo, come dire, di dare fiducia agli azionisti sul comportamento dell’amministratore delegato.

Analista finanziario
Esattamente. Il piano di incentivi a lungo termine che ha sostituito le stock options dipende dai valori di bilancio e sappiamo che il bilancio può essere molto aggiustato. Le stock option invece sono legate all’andamento di borsa della società e lì c’è poco da fare, se il titolo va male i soldi non li prendi, punto e basta.

Paolo Mondani
E la Consob avrebbe potuto fare qualcosa?

Analista finanziario
Assolutamente sì, diciamo che poteva, ma non ha potuto.

Milena Gabanelli in studio
La Consob avrebbe potuto dire per esempio: “mi spieghi in base a quali criteri dai quella liquidità? Con questa forma di remunerazione sembra che tu stia traendo benefici personali dall’impresa in un momento di difficoltà” e rendere pubblica l’informazione. Non lo ha fatto. In compenso però il 1 settembre 2011, la Consob ha assuto la figlia, senza concorso, Clementina Scaroni, avvocato e creato per lei a Milano l’ufficio contenzioso intermediari e mercati. Con un unico dipendente, Clementina Scaroni, appunto.

» Cliccare qui per vedere la puntata di Report del 16 dicembre 2012, dedicata all’Eni.

 

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4 commenti
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  1. La puntata e’ stata decisamente interessante, finalmente un po’ di informazione sulle attivita’ del fiore all’occhiello delle societa’ pubbliche italiane.
    Manchera’ approfondire
    a) acquisto di azioni proprie dall’arrivo di scaroni alla crisi, valore medio di carico e perdita di valore..
    b) aumento del debito con acquisto di tante scieta’ commerciali gas/utilities in Europa e mai nessun “impairment test” sulle acquisizioni fatte
    c) operazione di “riorganizzazione” business gas e valorizzazione dei gasdotti TENP/Transitgas. Valorizzazione Stogit e Italgas, loro vendita a SNAM e vendita di Snam, senza che a Snam fossero cedute le (ovvie) partecipazioni dei gasdotti in Europa. Verra’ risposto che e’ stato imposto dalla EU e dall’antitrust. Ma visto che dopo soli pochi mesi dalla vendita dei gasdotti, eni ha venduto poi snam perche’ non farla in modo da creare una societa’ pienamente dedicata in EU al trasporto/stoccaggio gas?

    RISPOSTA

    Stefan, mille grazie per il suo commento, molto utile ad approfondire la conoscenza dell’operato Eni e dell’amministratore delegato Scaroni in particolare.
    Credo che la Gabanelli, scrupolosa com’è nel suo lavoro, approfondirà gli argomenti da lei elencati.
    Nel mio piccolo, cercherò di informarmi: in fin dei conti, l’Eni è dei cittadini ed è giusto che le scelte della società siano note, trasparenti, corrette.
    Grazie per il suo intervento.

  2. […] http://blog.dossier.net/indagine-di-report-sugli-affari-dell-eni/ […]

  3. […] ha messo paolo scaroni pupillo di craxi e pregiudicato di mani pulite nel posto dove sta? …… Indagine di Report sugli affari dell'Eni e di Scaroni | BlogSera Kashagan Experimental Project Offshore. D-Island. Kashagan Experimental Project Onshore. […]

  4. vorrei cortesemente contattare mario reali dell ex eni
    il mio telefono è XXX XXXXXXX
    grazie moltissimo
    da alberto grotti

    RISPOSTA

    Gentile dott. Grotti,
    la ringrazio per aver letto il post e per aver lasciato un suo intervento.
    Purtroppo, per prudenza non possiamo pubblicare il numero di telefono da lei indicato: diverrebbe pubblico ed utilizzabile da chiunque. Per tutelare la sua privacy, sono costretto ad oscurarlo.
    Se desidera essere contattato da Mario Reali, è più opportuno che lei indichi un indirizzo email, in modo da evitare qualunque sgradita intromissione.

    Nota per i lettori: Alberto Grotti è stato vicepresidente dell’Eni, al centro di numerosi articoli pubblicati sugli organi di stampa nazionali.

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