Quel pomeriggio di un giorno da cani

5 Dic 2010 | Di | Categoria: In primo piano, In primo piano: news

Silvio Berlusconi al Congresso degli Stati UnitiQuel giorno del 1° marzo 2006, davanti alla tv, metà Italia restò basita, mentre l’altra metà inneggiò al lider maximo che otteneva il dovuto riconoscimento internazionale. Una inattesa punta di orgoglio trafisse anche i più cinici avversari del Cavaliere nel vedere un politico italiano osannato a Washington.

Purtroppo, Wikileaks ha infranto quel sogno mai più ripetuto.

Il primo marzo 2006, Silvio Berlusconi parlò innanzi al Congresso degli Stati Uniti, riunito in sessione plenaria. Esaltò il legame fra l’Italia e gli Stati Uniti, ricordò il tributo di sangue pagato dagli Usa per la democrazia mondiale, sottolineò la fedeltà e l’impegno italici (“Sono 40 mila i soldati italiani impegnati in compiti esclusivamente di pace. In Afghanistan abbiamo il comando della missione Isaf e Nato. Nell’Iraq affianchiamo gli Usa nella difesa della libertà e della democrazia.“). Il pathos del suo discorso gli fece perdonare anche il suo inglese maccheronico. Lo statista d’esportazione col bollino blu di garanzia Ciquita seppe pure commuovere con un aneddoto: la storia di un ragazzo, appena uscito dal liceo, che il padre portò a visitare un cimitero, “il luogo di riposo finale di giovani soldati coraggiosi, che avevano attraversato un oceano per riportare dignità e libertà a un popolo oppresso”. Nel guardare le croci dei soldati, il padre fece promettere al figlio che “non avrebbe mai dimenticato” il sacrificio di quei militari americani e che avrebbe avuto “eterna gratitudine” per il loro Paese. “Quel padre era mio padre e quel giovane ero io. Non ho mai dimenticato quel sacrificio e quella promessa e non li dimenticherò mai” (brano tratto dalla cronaca del Corriere della Sera).

Fu un trionfo. Ben 18 applausi in 25 minuti di orazione, di fronte ad una sala del Congresso a stelle e strisce gremita ed attenta.

Ad appena 4 anni di distanza, di quei momenti di gloria resta solo il sapore di banana, senza alcun bollino blu; il politico che aveva fatto il pieno di prestigio oltreoceano si è trasformato in un epigono di Pulcinella. I files di Wikileaks hanno rivelato i retroscena: fu una farsa.

A mettere tutto nero su bianco è stato un lungo articolo di Vittorio Zucconi su Repubblica, quotidiano che all’epoca pubblicò addirittura l’intero discorso di Berlusconi (cliccare qui).
Questo è il link all’articolo di Zucconi:
http://www.repubblica.it/esteri/2010/12/03/news/berlusconi_congresso-9786213/.

“Il teatrino dei pupi andò in scena a Washington nell’inverno del 2006, vigilia ansiosa delle elezioni politiche in Italia – scrive Zucconi – Un Berlusconi tormentato dai sondaggi aveva bussato alla porta di Washington e di Bush per avere un salvagente. Gli fu concesso il discorso davanti al Congresso, al Parlamento a Camere riunite, come Washington regala ai clienti che vuole puntellare.”
“Berlusconi era un ‘utile alleato’ – si legge nell’articolo – il leader di una nazione dove, ricorda l’ambasciatore Spogli, ‘vivono 32mila americani fra militari e le loro famiglie’. E il presidente del Consiglio di una nazione che aveva prontamente inviato nostri uomini sui fronti dell’Iraq e dell’Afghanistan. Per questo, Bush concesse a Berlusconi due segni della sua benevolenza. Invitò il Cavaliere nel rifugio presidenziale di Camp David, dove Berlusconi fece sfoggio di un memorabile inglese divenuto un video cult in Rete, offrendo all’americano “le salutazioni del Presidente della mia Repubblica” e poi imbarcandosi in uno sgangherato elogio della bandiera a stelle e strisce che meritò alla fine i sarcastici complimenti di un incredulo Bush: ‘Ma lei parla proprio un ottimo inglese’. E poi una capatina nel ranch del Texas, per il barbecue presidenziale.

Ma tutti quegli applausi? ed i banchi del Congresso affollati? e la raffica di standing ovations? Presto detto: (Berlusconi) “leggerà un discorso alle Camere in italiano, senza simultanea, con versione inglese data ai 200 fra senatori e deputati presenti in aula, sui 535 totali, e le parti da applaudire già segnate in precedenza – rivela Zucconi – Concederà l’aneddoto, ma questo in inglese con la pronuncia figurata nel suo testo, della visita di un bambino nel cimitero militare di Anzio e Nettuno, con il padre, per rendere omaggio al sacrificio dei soldati americani, rivelando, senza sorpresa per nessuno, e con l’applauso anche dell’allora senatrice Clinton, che quel bambino era lui. Nel pubblico, fra funzionari e portaborse parlamentari frettolosamente convitati, comparivano cuochi e ristoratori italiani di Chicago invitati per fare da platea osannante“.

Fine dello spettacolo, sulla farsa cala il sipario: “Bush fece il possibile, per dare una mano al pistolero italiano e ne ricevette in cambio la definizione di ‘miglior presidente americano della storia’ (pare che le classifiche strampalate siano un vizio del nostro premier, n.d.r.), dopo che gli applausi sintetici avevano finito di echeggiare sotto le volte del discorso misericordiosamente concesso e raccontato in Italia come un trionfo. Ma ora sappiamo che cosa davvero pensassero coloro che lo applaudivano. Uno dei senatori presenti in aula, Jim McDermott, democratico di Washington, lasciò lo spettacolo dopo il primo applauso“.

In Rete, su Youtube, circolò all’epoca un video che mostrava il futuro presidente Barack Obama un po’ sconcertato dalle ovazioni e soprattutto molto distante – per non dire spocchioso – nei confronti dell’oratore venuto dal Paese di “Funiculì funiculà” e della Milano da bere (in effetti, la bevemmo tutti). Gli anti-berlusconiani evidenziarono il fatto che Obama non applaudisse, che fosse distratto e stupito. I conti, però, non tornavano: perché quella ostilità? Oggi, però, il comportamento del presidente più abbronzato della storia americana (parafrasando la genialità diplomatica di mister Fininvest) trova una spiegazione più logica: il suo non era snobismo, ma scetticismo, consapevolezza di assistere ad un coup de teatre seduto in mezzo ad una claque di oltre 300 persone (i parlamentari erano meno della metà).

Maledetto Assange. Maledetta verità.

Ecco un florilegio di esultanze, tratto dalla cronaca di Quotidiano.net (cliccare qui).

Antonio Martino, allora ministro della Difesa, presente negli studi di Canale 5 che trasmise il discorso in diretta (bello spot)
Un discorso “impeccabile”, fatto con “il tono giusto”. Il premier “non e’ stato invitato da una parte politica o dal presidente Bush”. Il premier e’ stato invitato “da democratici e repubblicani con una raccolta di firme”.

Gianfranco Rotondi, segretario della Democrazia cristiana
Un discorso di altissimo spessore. Siamo orgogliosi di avere un premier come Silvio Berlusconi che ha ridato smalto alla politica internazionale dell’Italia. L’onore che gli ha tributato il Congresso americano ci rende fieri e porta l’Italia al centro dello scacchiere mondiale. La sinistra chieda scusa per gli attacchi ingrati e ingiusti rivolti a Berlusconi per la sua visita negli Usa. Il nostro Paese rende omaggio allo statista Berlusconi.

Maurizio Gasparri, allora esponente della defunta An
Quello di Silvio Berlusconi è stato “un discorso adatto ad una circostanza solenne”. “Un discorso non politico, ma sui grandi principi come la comune difesa della libertà”.

Enrico La Loggia, ex ministro degli Affari Regionali
“Sono orgoglioso, come italiano e come ministro, di avere un leader come Silvio Berlusconi. Nel suo discorso dinnanzi al Congresso americano, intervallato da calorosi applausi e standing ovation, Berlusconi ha dimostrato tutta intera la sua statura di leader di livello internazionale. Suscitano pertanto solo un senso di pena le scomposte reazioni da parte della Sinistra di casa nostra di fronte ad un evento che deve essere motivo di fierezza per tutti gli italiani. Vale solo la pena di ricordare che Prodi e d’Alema, da parte loro, hanno a loro tempo aspettato invano, sotto la presidenza Clinton, di ricevere l’onore di rivolgersi al Congresso Usa riservato oggi al presidente Berlusconi”.

Infine, il flebile lamento della Sinistra, per bocca dell’ex segretario Ds, Piero Fassino
“Non credo che il discorso di Berlusconi basti a cancellare la crisi profonda in cui versa l’Italia, soprattutto dopo il fallimento di cinque anni di governo che oggi sono resi evidenti dai dati che l’Istat ha fornito sull’andamento dell’economia italiana nel 2005, che è a crescita zero. Non basta andare negli Usa e farsi benedire da Bush per rimediare a questi cinque anni nei quali il centrodestra non è stato in grado di onorare il processo di crescita e di sviluppo con cui aveva vinto nel 2001 e che ha largamente deluso”.

La stampa, ovviamente, non restò insensibile. Ecco alcuni articoli di prestigiose firme de Il Giornale.

Alberto Pasolini Zanelli
Titolo: “Berlusconi decorato sulla portaerei Bush: «E’ un paladino della Libertà»”
Alcuni passaggi dell’articolo (cliccare qui).
Il Passato, il Presente, un po’ di Futuro. Tre tempi della Storia per i tre appuntamenti di Silvio Berlusconi oggi e domani a Washington e a New York.
(..)
Parlare al Congresso non è solo un’occasione molto più rara e più solenne di un colloquio a quattr’occhi con l’«amico George»: è un appuntamento molto più impegnativo, perché Berlusconi si rivolgerà, attraverso il Congresso, all’intera nazione americana, sostenitori e oppositori dell’amministrazione Bush, «liberali» e conservatori, repubblicani e democratici.

Mario Sechi
Titolo: “Solco profondo fra sinistra e Stati Uniti”
Alcuni passaggi dell’articolo (cliccare qui).
Diciotto applausi con tre standing ovation dicono molto sul piano dell’effetto del discorso di Silvio Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti, ma non rivelano le linee guida di un intervento calibrato sulla politica estera che aprirà un solco ancor più profondo tra la sinistra italiana e l’America di Bush.
Il nocciolo dello storico discorso del Presidente del Consiglio a Capitol Hill ha un nome: Europa.
(…)
L’effetto sui rappresentanti della Camera è stato netto. Ne sono testimonianza le frasi di John Boehner, leader della maggioranza repubblicana che ha preso il posto di Tom Delay: «Berlusconi ha fatto un bellissimo discorso». E se qualcuno in Italia ha cercato di mettere in dubbio l’appoggio della Casa Bianca all’azione del governo italiano, è meglio che rilegga l’International Herald Tribune che ieri dedicava all’incontro Bush-Berlusconi un articolo che parlava di warm endormesement (caldo appoggio) della Casa Bianca a Palazzo Chigi e rifletta ancor di più sul commento di Boehner su un possibile cambio di maggioranza nel nostro Paese: «Preferisco Berlusconi».
(…)
Passaggio di postuma comicità (le rivelazioni di Wikileaks si basano sulle comunicazioni diplomatiche)
Ieri l’ambasciatore americano a Roma, Ronald P. Spogli, era presente al Congresso. E’ uno dei pioneer del partito repubblicano (cioè uno dei principali finanziatori della campagna elettorale del Presidente George W. Bush) e sfogliava con soddisfazione il discorso del presidente del Consiglio insieme agli altri congressmen. La regia dell’evento porta anche la sua firma e in via Veneto questo è considerato un piccolo capolavoro diplomatico. La linea è quella tradizionale della politica americana: nessuna interferenza negli affari interni del Paese, ma massimo supporto a tutte le azioni che facilitano e favoriscono le relazioni internazionali tra Stati Uniti e Italia. Ciò non impedisce alla diplomazia americana di valutare con attenzione gli scenari possibili dopo il 9 aprile. E’ la scuola politica realista e finché il presidente del Consiglio in carica si chiama Silvio Berlusconi, gli altri possono attendere.

Mario Giordano, allora direttore di Studio Aperto e poi, dall’11 ottobre 2007 al 20 agosto 2009, de Il Giornale
Titolo: “MALAFEDE ELETTORALE”
Alcuni passaggi dell’articolo (cliccare qui).
Secondo l’Unione, dunque, l’annunciato incontro del Papa con Berlusconi sarebbe stato elettorale. Anche l’incontro di Bush con Berlusconi dell’altra settimana era elettorale. E anche il discorso al Congresso degli Stati Uniti, che solo altri quattro premier italiani erano riusciti a pronunciare, era elettorale. A questo punto viene un dubbio: ma chi gliela organizza la campagna elettorale a Berlusconi? Mandrake? Il genio della lampada? Un extraterrestre?
(…)
Provate a pensare: fino a qualche settimana fa, il presidente del Consiglio veniva descritto dal centrosinistra come un pessimo rappresentante del nostro Paese all’estero. Ricordate? Parlavano di gaffe, figuracce, foto con le corna, Napoleone-Cornacchione, «altro che Churchill, al massimo è quello che litiga con Schultz». E adesso uno così è in grado di mettere in fila il presidente degli Stati Uniti, tutti i deputati e i senatori americani (Hillary Clinton compresa) e persino il Sommo Pontefice, al solo scopo di garantirsi qualche voto in più? Evidentemente c’è qualcosa che non torna.
(…)
Ma il problema resta: davvero la sinistra pensa che gli incontri con Bush, il Congresso e Benedetto XVI possano ridursi a tappe di una campagna elettorale? A noi sembra che questi ultimi strepiti dell’Unione denotino soltanto un certo nervosismo. E il nervosismo, si sa, insieme all’antico odio, offusca la vista: impedisce di capire la differenza che passa tra un comizio e un riconoscimento internazionale al prestigio del nostro Paese. O, peggio ancora, la differenza che passa tra uno spot e un’udienza dal Papa cui partecipano leader di tutta Europa.

Il video di Berlusconi al Congresso degli Stati Uniti

Il video in cui si nota lo strano atteggiamento di Barack Obama, difidente e perplesso, che resta seduto mentre i congressisti e gli pseudo-congressisti applaudono

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